venerdì, 06 novembre 2009

Giovanni è bellissimo. E il sud italia gli sta stretto. Così si fa beffe della laurea faticosamente messa insieme, esame dopo esame, in ben nove anni di studi, e decide di provare la via del successo internazionale.
Ha qualche amico in America conosciuto su facebook. Niente di che: ha digitato il suo cognome ed è venuto fuori che un sacco di suoi omonimi, ovviamente del tutto sconosciuti, vivono negli Stati Uniti, ed ha chiesto loro l'amicizia. Ha provato anche a scambiare qualche messaggio, con il suo inglese prescolastico, fatto più di canzoni cantate a orecchio (ui ar de uord) che di vere e proprie conoscenze linguistiche.
Così ha intrecciato una pseudorelazione con tale Bruce J,  parrucchiere a Beverly Hills, o giù di lì, che in America le distanze sono opinabili, magari nella contea di B.H. significa che sta a 100 miglia, ma Giovanni non se ne cura. Bruce J. ha un sacco di conoscenze nello show business, e peccato che Johnny non è lì che sicuro potrebbe subito rimediare delle piccole parti in qualche produzione televisiva. Certo, ci vorrà la gavetta, ma con la sua bellezza - che Bruce J. ha visto le foto su fb - la sua prestanza fisica, non ci vorrà molto e farà il grande salto. Il tempo di imparare meglio la lingua, fare le conoscenze giuste. E fanculo la Laurea, ha pensato Johnny - ormai è Johnny - a 31 anni è adesso o mai più. Dopo un interminabile viaggio con una compagnia low cost, e una serie di scali, è finalmente riuscito a raggiungere Bruce J, e trascorsa la prima settimana di euforia, si è messo in cerca di lavoro. B.J. l'ha accompagnato da un agente, ha dovuto spendere 800 dollari per un book fotografico da inviare alle case di produzione, ed ora sta attendendo sviluppi. Certamente positivi. Lui è troppo bello.
Intanto, i soldi che si era portato - ottenuti cambiando cinque buoni postali fruttiferi di 100.000 lire che gli aveva fatto il nonno al battesimo, e che, vincolati per trent'anni, avevano fruttato la bellezza di 4.700 euro - erano finiti, e B.J., dopo aver provato a farsi dare una mano nel suo salone, con esiti non propriamente esaltanti, gli aveva trovato un posto di commesso in una panetteria.
Ora sono sei mesi che è lì, nessuno ancora l'ha chiamato per un provino, ma non si perde d'animo. La sua bellezza lo aiuterà a sfondare. Il suo fascino è ancora intatto. Ne ha la riprova di continuo, quando le signore entrano nel negozio e - evidentemente colpite dalla somiglianza col "bello" di Hollywood per antonomasia - si rivolgono a lui chiamandolo sempre Brad.
Ed anche se quelle non sono proprio Angeline Jolie, lui è contento lo stesso. Si sente più realizzato di quando aveva provato ad iniziare la pratica in uno studio legale, con la sua tarda laurea in giurisprudenza.
E, mentre quelle ripetono "Brad, Brad", lui si immagina sul red carpet, con la bella di turno al fianco.
Intanto, con lo stipendio da commesso, riesce a malapena a tirare avanti con l'affitto; e fra il corso d'inglese e la palestra, non potendoseli permettere entrambi, ha dovuto forzatamente scegliere quest'ultima, almeno mantiene il fisico tirato, hai visto mai che lo chiamino per baywatch.
E poi l'inglese in fondo lo conosce, piano piano inizierà a comprendere anche quelle piccole sfumature di pronuncia che al momento gli sfuggono.
Come, ad esempio, la differenza fra Bread, pane, e Brad.

 

postato da: glaurito1 alle ore 17:31 | Permalink | commenti (4)
categoria:
domenica, 01 novembre 2009

 

Tranquilla beatitudo:

sepolti i pensieri di un giorno oneroso

la quiete domestica pervade le membra

e l’utile sonno già mi grava il ciglio.

Repente uno squillo frantuma l’idillio;

incerti saltelli riecheggiano all’uscio.

 

La notte è incipiente,

affranto percorro l’interminabile spazio

sacreggiando elenchi di Eletti.

Il timore di un mio caro in periglio

mi sospinge al di là del travaglio.

 

Apro: mi appare un cocomero.

Dolcetto o scherzetto?”, tintinna l’ometto.

Convinto, lo percuote il mio piede sinistro

del pari impetuoso e soddisfatto.

postato da: glaurito1 alle ore 16:37 | Permalink | commenti (1)
categoria:poesia, halloween
sabato, 31 ottobre 2009

arrazzare
[ar-raz-zà-re]
(arràzzo)
A v. tr.
Accendere, far esplodere come un razzo
fig., pop. Eccitare sessualmente

B v. intr. (aus. essere) e intr. pronom. arrazzàrsi
Prendere fuoco, ardere come un razzo
fig., pop. Eccitarsi sessualmente

M'arrazzo = Mi eccito sessualmente

dal Dizionario della Lingua Italiana
di GABRIELLI ALDO



Non c'è alcun dubbio che la vicenda nella quale è stato coinvolto il Presidente della Regione Lazio non meritasse il clamore mediatico che le è stato riservato.
Ci sono determinate scelte che attengono alla sfera privata delle persone e che neppure il ruolo pubblico che esse rivestono dovrebbe consentire di sindacare.
Ciò vale, a maggior ragione, quando la critica attiene non a comportamenti sconvenienti, bensì a opzioni legittime e, anzi, da appoggiare con forza.
Possibile che quando in tutto il mondo si parli di riscaldamento globale e di attenzione a ridurre l'effetto serra e le emissioni nocive di co2, in Italia si finisca alla gogna mediatica per essere uscito tante volte col trans, che notoriamente è mezzo ecologico?
Invece di fare falsi moralismi, faremmo bene a parcheggiare nei cortili le nostre auto blu e uscire tutti, ogni sera, col trans!
Seguiamo dunque l'esempio di M'arrazzo, e, meglio ancora, quello di Lapo Elkann, che nonostante sia proprietario di una casa automobilistica, è stato più volte fotografato sul trans*




*scrivere "è stato fotografato NEL trans, suonava meglio ma mi sembrava troppo.

postato da: glaurito1 alle ore 09:32 | Permalink | commenti (2)
categoria:ambiente, ecologia, trans, elkann, marrazzo
giovedì, 22 ottobre 2009
Sono qui a radermi come ogni giorno e lo specchio d'incanto mi proietta nella grande letteratura del primo novecento.

Io, Giovanni Laurito, come Vitangelo Mostarda (o Moscarda?), detto Gengè.

No, non è l'improvvisa scoperta di avere il naso storto, come il protagonista del pirandelliano "Così è se vi pare". Non fosse altro perchè io so bene di avere il naso storto da almeno trent'anni per una caduta (saranno stati trent'anni l'estate scorsa? Cazzo, ho mancato la festa!).

Quello che vedo è una ruga che non c'era.

Ma non una ruga qualsiasi, ché a quarant'anni te ne devi fare una ragione.
Una ruga che parte dalla parte sinistra del naso ed arriva fino all'angolo della bocca.
Una profonda che devo tirare la pelle per potermi radere in quel punto.

Fortuna che nel frattempo mia figlia mi tartassa di domande su Adamo ed Eva, scatenate dalla domanda "cos'è quel coso che ti esce nel collo?" e dalla mia improvvida risposta "è il pomo di Adamo", da cui scaturiscono millemila domande su chi era Adamo, come è possibile che fosse il nonno di tutti, e, soprattutto, quella chissà perchè frequentissima, ultimamente: "Ma Adamo è morto?".

La domanda se qualsiasi persona di cui parliamo sia morta ormai è inevitabile. L'altro giorno avevo trovato un vecchio spartito e provavo a suonare al piano Sapore di Sale, quando mia figlia mi chiede chi è quello della foto. "E' Gino Paoli, ricordi?  L'abbiamo visto in concerto l'anno scorso". E lei non dice ah sì, bello, oppure me la fai sentire, no, chiede "E' morto?".

Ma torniamo allo specchio.

Fortuna che c'è mia figlia che mi distrae dai pensieri classici sul tempo che passa eccetera che lo so che ormai negli "anta" grazie al cavolo che passa, anzi è passato, ma certe volte un po' di sconforto ti prende. Ma non è solo quello.
Mi torna in mente mio nonno - quello sì morto, per la gioia di mia figlia!

Mio nonno che ormai ottantenne aveva difficoltà a radersi ed allora lo aiutavo e mi ricordo che lui diligentemente, non appena col rasoio mi avvicinavo a punti dove lui sapeva bene di essere pieno di rughe, spingeva con la lingua dietro alla guancia per tendere la pelle ed agevolarmi il compito.
E io che mi schermivo e lo prendevo in giro e dicevo che cosa c'è lì, cos'hai una caramella? ma in fondo lo sapevo che la vecchiaia è una partita di giro, e lo sapevo che lui ormai contava i mesi e i giorni, e io invece coi miei mille anni davanti, spavaldo, a pensare che la neve non mi avrebbe mai imbiancato i capelli.

Dunque attraverso lo specchio, ieri pomeriggio, ho compiuto questo meraviglioso viaggio. Novello Alice.
O meglio, come un malinconico Cappellaio Matto.
A festeggiare l'ennesimo non compleanno.
postato da: glaurito1 alle ore 18:20 | Permalink | commenti (5)
categoria:ricordi, tempo, alice, pirandello
domenica, 11 ottobre 2009
Ieri mattina ero al supermercato.
Mi piacciono molto i carrelli, mi ricordano la mia infanzia, a Roma, negli anni'70, quando mia madre mi portava allo SMA, mi sedeva nell'apposito scomparto e mi faceva scorrazzare felice per gli scaffali come un pilota di formula uno.
Mi piacciono molto i carrelli, e non ne possiedo ovviamente uno, ma se mai mi fosse passato per la testa di appropriarmene indebitamente, mi dissuadeva immediatamente l'eventualità di essere scoperto e, dunque, aggredito dalla sicurezza, chiamato ladro, esposto alla vergogna davanti agli altri clienti del supermercato.
Invece, ieri, la lettura di un avviso mi ha fatto pensare che qualora sentirò così forte la mancanza del carrello della mia infanzia, potrò anche provare a prendermelo, perchè la reazione non sarà così violenta e sopra le righe da farmi troppo vergognare per il mio comportamento.

Il tranquillizzante avviso, infatti, era:

"chiunque ruberà un carrello sarà perseguito CIVILMENTE".

Così la guardia, prendendomi delicatamente sottobraccio, mi sussurrerà:
"Eh, no, signor Laurito. Questo non si fa. La prego, gentilmente, restituisca il carrello, da bravo".

E così finirà il mio sogno di scorrazzare ancora fra gli scaffali.
Ma, almeno, in maniera del tutto civile.
E, lo sapete bene, non sempre il risveglio dai sogni è così indolore.
postato da: glaurito1 alle ore 10:43 | Permalink | commenti (3)
categoria:
venerdì, 09 ottobre 2009
Giovanni Laurito in attesa del treno incontra una donna dall'aspetto attraente e cerca di attaccare bottone con estrema classe.

Dialogo (sognato) fra un uomo e una donna.
Lui, galante tombeur de femme, lo chiameremo per brevità G.L.
Lei per comodità la chiameremo Poltrona.

G.L. : (ammiccante) Tu sei la prova vivente della fondatezza della relatività einsteniana!

P.: (sorpresa, ammirata dalla proprietà di linguaggio di lui): oohh! Ma ... cosa vuoi dire?

G.L. Voglio dire che mentre per noialtri il tempo passa impietoso, tu sei sempre giovane e bella!

P: (arrossisce) ma và ... Chissà a quante altre lo avrai detto!

G.L. (sottile)... devo ammetterlo ... ad altre mille. Ma tu sei la prima a cui lo dico credendoci!

P:  (colpita, ma scettica) e questo a quante altre l'hai detto?

G.L. (il solito buffone) ... anche questo ad altre mille ...


Dialogo (reale) fra un uomo e una donna.
Lui è sempre G.L.

G.L. : Tu sei la prova vivente della fondatezza della relatività einsteniana!

P: che??

G.L. (un po' smontato) dicevo che gli anni te li porti bene ...

P: (irritata con lui e col congiuntivo) quanti cazzi di anni ti credi che c'ho?

G.L. (prova una scappatoia) ma ... non sei P., la mia ex compagna di scuola delle medie?

P: 'a vecchio, te sarai stato compagno di matusalamme, salemme, quer comico inzomma ...

G.L. (cercando un modo onorevole per dileguarsi) scusi, mi sento chiamare, devo andare ...

P: va' va', corri, magari te sta a chiamà ersignore!  (tra sè) .... ma 'nvedi sti vecchi, oh ... (ad alta voce) sta arrivà er treno, nun lo perde, prendilo in pieno, me raccomando!!!




Colgo l'occasione per un'ulteriore riflessione a bassa voce:
Lodo Alfano, Lodo Mondadori, non si parla d'altro. Che ci sarà da lodare? Mi chiedo ...

postato da: glaurito1 alle ore 15:27 | Permalink | commenti (6)
categoria:berlusconi
venerdì, 25 settembre 2009

Scrivere

come un gesto automatico

come il battito di una palpebra

come respirare

nella camera a gas

come se quegli strani segni
fossero davvero parole

e insieme vita e morte e amore

come un miracolo

come la guarigione inaspettata di un ateo

Scrivere

e in un istante rendersi conto

che in fondo non hai fatto altro

e neppure oggi

hai lasciato una traccia più intensa

di quelle che la vita

ogni giorno cancella

e che ostinatamente continui ad imprimere

come quella volta da piccolo

sulla spiaggia, tanti anni fa

sperando, come sempre invano,

che l’onda potesse fermarsi

almeno un millimetro prima.




(chi è arrivato fin qui a leggere, non si fermi e legga, e se vuole commenti, anche il post successivo: sì, è vero, fa pietà, ma è, in fondo, l'altra faccia di una moneta che ogni volta che lancio per fare testa o croce, chissà perchè, rimane sempre in piedi)
 

postato da: glaurito1 alle ore 16:39 | Permalink | commenti (5)
categoria:poesia
giovedì, 24 settembre 2009
Un diario è un DIARIO.
E' l'aggettivo di dies: giorno. Allora: quotidiano, giornaliero ...
Non dico proprio quotidiano, che la gente c'abbiamo i cazzi propri da fare, ma almeno una volta a settimana (come dice mia moglie) ... Cioè, dico: avete aperto 'sti blog, e allora aggiornateli! Non può essere che una sera uno c'ha i suoi down e allora pensa mo' apro un blog, così mi lamento della vita, delle cose che non vanno, di dio, che vai a sapere ... e poi che succede? Tornate col fidanzato, oppure ve ne trovate uno/una nuova, e fanculo il blog ... oppure volete diventare famosi col blog, non ci riuscite dopo due post del cavolo perlatro sgramaticati e vi arendete, oppure ci riuscite, come certe pernacchie che non si sa come a furia di scrivere boiate su splinder hanno pubblicato un libro, e allora aggiornate il blog come se faceste un piacere ai lettori, mentre il piacere lo fate solo a voi stessi, non l'avete capito? Quando a scuola scrivevate il diario, che lo facevate leggere a qualcuno? No, lo inchiodavate con il lucchetto che per aprirlo mi ricordo ci voleva lo scalpello.
Allora, datevi una mossa e mettetevi a scrivere, oppure cancellateli, sti blog abbandonati, che puzzano pure.


Dice: hai quarant'anni, non devi abbatterti, se ti prende una malattia grave non puoi arrenderti, oppure se il lavoro ti ha rotto le scatole, non puoi stare a casa e fottertene ... dice: hai una figlia, devi essere responsabile. E allora facciamola sta cazza di legge che chi ha una figlia non può essere licenziato, non può avere malattie, non gli può andare proprio niente di storto ...


Alcuni parlano di donne. E fanno gli esperti. "A me vieni a parlare di donne? Ma lo sai quante ne ho viste, nella mia vita di donne?". E tu li rispetti.
Per poi scoprire che tutta 'sta esperienza nasce dal fatto che tornando a casa dal lavoro prendevano il raccordo anulare o passavano dalla Salaria.
Per chi non è di Roma, lì ci stanno le escort che nessuno invita a Palazzo.

Dicevamo: quarant'anni. "Ma non li dimostri affatto, anzi ...". "Poi, questa è l'età migliore, che conosci tutto ed hai ancora la forza di usarla, questa conoscenza."
Sì, è l'età migliore, ti ripetono tutti.
Ma tu non sei d'accordo, ed allora approfitti della tua sordità incipiente e te ne fotti..
Proprio così: Quarant'anni e non sentirli.

P.S. Per scrivere questo post ho aperto una playlist di Guccini su you tube.
E mi avvolgono in un vortice di nostalgia quelle parole che avevo dimenticato, quelle canzoni delle quali una volta non riuscivo a fare a meno. Non riuscivamo a fare a meno. Ed ora, molto più di allora, così vere. Per chiunque, credo.

E davvero non siamo più quegli eroi
pronti assieme ad affrontare ogni impresa
siamo come due foglie aggrappate ad ramo in attesa ...

Farewell, non pensarci e perdonami, se ti ho portato via un poco di estate,
con qualcosa di fragile come le storie passate ...
forse un tempo poteva commuoverti
ma ora è inutile credo perchè
ogni volta che piangi e che ridi
non piangi e non ridi con me


postato da: glaurito1 alle ore 16:56 | Permalink | commenti (3)
categoria:
venerdì, 18 settembre 2009
 

Mi accorgo giorno dopo giorno che nella vita – nella MIA vita – non riuscirò mai a fare tutte le cose che avrei voluto fare.

Non mi basta il tempo, non mi assiste il corpo.

Non vedrò mai tutto ciò che avrei voluto vedere.

Non suonerò mai la chitarra come avrei voluto.

Non avrò mai le donne che non mi hanno avuto.

Non leggerò mai tutte le storie di Topolino.

E se pure le leggerò … ho talmente poca memoria

che me le dimenticherò subito, e sarà lo stesso.

Non pubblicherò mai il mio romanzo,

Non vivrò mai un’altra storia come quella di cui ho parlato nel mio romanzo

Non scriverò mai più canzoni belle come quelle che scrissi dal 91 al 94

Non dormirò mai più serenamente come da bambino nel lettone di mia madre

Non giocherò mai più a pallone nel cortile della scuola elementare

Non dormirò mai più con Francesco nella stessa stanza e non rideremo mai più tutta la notte

Non vedrò mai più i miei nonni e rimpiangerò sempre di non averli visti di più …

Non scenderò mai più a Vallo a piedi o con il passaggio

Io e Bernie non sporcheremo mai più di vernice rossa gli occhi della statua della fontana in piazza per fingere un miracolo

Non proverò mai più l’emozione profonda dello sfiorare M.T. mentre suoniamo il pianoforte a quattro mani

Non leggerò mai più Dylan Dog con l’ansia con cui lessi “Il lungo addio”

Non correrò mai più per le strade del paese facendo l’indiano (auauauauauauauau)

Non sarò mai più interrogato in latino

e la signora Goffredi non mi dirà che lo leggo così bene che sembro un prete ….

Infine, però, una soddisfazione: non farò mai più a gara a chi ce l’ha più lungo. Basta sconfitte.

 

 




(ad un'amica, circa dieci anni fa, in una notte più scura del solito,  scrissi di getto una mail che conteneva questo non-credo, ispiratomi a contrario dalla visione di Radiofreccia di Ligabue, e dal Credo che Stefano Accorsi/Freccia recitava al microfono in una delle scene più toccanti di quel bellissimo film )
postato da: glaurito1 alle ore 18:11 | Permalink | commenti (12)
categoria:
venerdì, 04 settembre 2009

Se saprai dire pane al Pane e vino al Vino

senza gioire del culo che hai avuto a beccare i nomi giusti,

Se saprai porgere l'altra guancia

quando il dentista ti dovrà estrarre un molare

senza trovarti con un dente guasto ed uno in meno,

Se saprai essere sincero con gli altri

riuscendo innanzitutto ad essere sincero con te stesso

e rimettendo lo specchio al posto della foto di Brad Pitt,

Se crederai con tutta la tua forza in ogni impresa

e i lavori di casa non finiranno mai

ma avrai fatto un contratto con penale

Se saprai conquistare gli occhi di una donna

non con vani regali o inutili arredi

ma col mero ausilio di S. Lucia

Se qualcuno ti chiederà un'indicazione

e tu eviterai di dargliela col dito medio

Se quando ti parleranno di elettorato passivo

non penserai alla fine che da sempre fanno gli elettori

Se soltanto nei giorni di pioggia

le persone ti faranno il gesto dell'ombrello,

Se saprai fare tutto questo

senza scambiare le mentine con gli psicofarmaci

sarai un uomo, figlia mia

postato da: glaurito1 alle ore 14:56 | Permalink | commenti (6)
categoria:poesia